Metodo passo-passo per distinguere condensa, vapore interno, umidità di risalita e infiltrazione. Cosa misurare, cosa osservare, quando non comprare un deumidificatore.
Aggiornato 2026-09-01 · 12 min di lettura
In Italia “umidità in casa” è una ricerca enorme e una diagnosi sola non esiste. Dietro la stessa macchia nera ci possono essere un vetro che va sotto il punto di rugiada, un bagno cieco, panni stesi, un ponte termico, un pluviale che perde o umidità di risalita. Comprare prima di distinguere queste cause è il modo più affidabile per spendere due volte.
Quattro famiglie di fenomeni
Per lavorare in modo pulito conviene classificare quello che vedi in quattro famiglie. Possono convivere nello stesso appartamento.
Vapore interno in eccesso: docce, cucina, respiro, bucato steso. L’aria ha UR alta. I vetri sudano. La muffa arriva negli angoli freddi e in bagno.
Condensa su superfici fredde anche con UR non estrema: vetro singolo, spalle di finestra, cassonetto, angolo nord. Il punto è la temperatura superficiale.
Umidità di risalita: acqua dal basso, capillarità, macchie che partono dal battiscopa e salgono, spesso con sali. Persistono in estate.
Infiltrazione o perdita: pioggia su una facciata, tetto, tubo, davanzale. Macchie localizzate, a volte dopo un temporale.
Osservare prima di misurare
Prima dell’igrometro, cammina la casa. Annota stanza, parete, altezza da terra, stagione, e se il problema segue le giornate di pioggia. Una foto con data è più utile di una sensazione.
Vetri e davanzali bagnati al mattino, soprattutto in inverno: pista condensa / vapore.
Muffa dietro l’armadio, in alto negli angoli, su una parete perimetrale fredda: pista condensa su ponte termico.
Fascia bassa continua, pittura che si sfarina, sali, odore di cantina anche a luglio: pista risalita o controterra.
Macchia a chiazza che cresce dopo la pioggia: pista infiltrazione.
Misurare: due numeri, non uno
L’umidità relativa da sola non racconta tutto, perché è relativa alla temperatura. Un 60% a 21 °C e un 60% a 16 °C non pesano allo stesso modo sulle superfici fredde. Servono temperatura dell’aria e UR, meglio se anche una stima della temperatura della superficie più fredda.
Un intervallo di comfort citato di frequente in letteratura di progetto (non è un obbligo di legge italiano) sta grosso modo tra 40% e 60% di UR. Sopra, cresce il rischio di condensa su ponti termici. Sotto, aria secca e discomfort. Non trattiamo questi numeri come soglie magiche: sono orientamenti.
La UNI EN ISO 13788, usata nella verifica igrotermica dei componenti, tratta un’umidità relativa superficiale dell’80% come soglia convenzionale di rischio muffa. Non significa “c’è muffa”. Significa che, se quella condizione dura, il clima superficiale è favorevole alla crescita.